Il Maiale Bestemmiatore. Ovvero come si studia un nome.

Posted by on Nov 20, 2018 in Uncategorized

 

Per studiare un nome ci vogliono 3 persone:

  • un creativo

  • un detective

  • un avvocato

 

E uno psicanalista per curare la frustrazione del creativo che pensa di aver trovato il nome perfetto per la nuova azienda o il nuovo prodotto che deve battezzare, verifica con crescente eccitazione che il dominio .it è libero e poi si accorge che il dominio .com è già occupato da un motel di Bangkok. O è in vendita a 19.999 dollari.

 

Proprio così. I domini web hanno cambiato il modo di pensare i nomi, che oggi devono passare attraverso un doppio filtro.

La verifica sulle banche dati dei marchi registrati.

La verifica del dominio libero.

Ed è peggio che passare in un tritacarne, o nella giungla dei pugnali volanti all’ora di punta.

Come si diceva in Braveheart, “ne resterà soltanto uno”. Se sei fortunato.

 

Ecco perché lo studio di un nome è diventato un intreccio di strategia, creatività, ricerca, consultazione e impietosa cancellazione di tutti i nomi già registrati e occupati.

Che poi, per avere un nome libero e registrabile basta essere creativi, vero?

Ma come lo vendi al cliente medio in nome che è sicuramente libero e regstrabile come SwearingPig?

E allora vediamo la procedura di lavoro per studiare un nome

 

1)

Road Map

Un lavoro preliminare di analisi che consentirà di stabilire una strategia di lavoro ben precisa e focalizzata. La Road Map risulterà infatti essenziale per capire con precisione COSA si dovrà dire con il nuovo nome e COME lo si dovrà dire.

 

 

2)

Studio dei nomi

Qui c’è lo scatenamento creativo. La proverbiale carta bianca si riempie di idee, suggestioni, collegamenti, concetti, che fanno sgorgare un’infinità di nomi. Questo è il momento in cui il creativo si sente davvero creativo. Ma c’è un dramma in agguato.

 

 

3)

Prima verifica su google 

Qui cominci a depennare i primi nomi. Però ti rimangono sempre delle belle speranze: in fondo, pensi, questo nome è già usato da un produttore di bulloni in Ungheria, io invece lo propongo per una merendina senza glutine, non dovrebbero esserci problemi.

 

 

3)

Seconda verifica su who.is relativa ai domini web disponibili

Qui c’è la carneficina. Chi è debole di cuore si astenga dal leggere questo paragrafo, e soprattutto dal provare mai in vita sua a studiare un nome.

Il nome che ti sembrava perfetto è già registrato come dominio .it da una profumeria di Campobasso e come dominio .com da un elettrauto di Kuala Lumpur.

La cosa ancora più subdola è quando trovi il dominio .it libero e allora hai un barlume di speranza, per poi trovare il dominio .com occupato. È come se chiedessi a una ragazza con cui vuoi uscire “sei fidanzata?” “No” (batticuore, entusiasmo, eccitazione) “Sono sposata.”

 

 

4)

Terza verifica sulla registrabilità del nome come marchio nella categoria merceologica di riferimento

A questo punto l’elenco ricco, creativo e scapigliato da cui avevamo iniziato si è ridotto a un branco di superstiti che tornano dalla guerra con le divise a brandelli. I migliori di loro sono caduti sul campo.

Ti accorgi che sono rimasti in pochi, dannatamente pochi, così ne studi altri facendo tesoro delle imboscate di cui sono rimasti vittime i loro commilitoni. La lista si rimpingua un po’, ed è il momento di verificare sul registro europeo nella relativa Classe di Nizza.

Preparati a vedere cadere altri compagni d’avventura a cui ti eri già affezionato.

 

5)

Invio dei nomi che hanno superato queste 3 verifiche

“Dai ragazzi, ce l’abbiamo fatta! Siamo vivi!” Puoi inviare i nomi superstiti al cliente, con tanto di motivazione/descrizione per ciascuno di loro.

Ma qui li aspetta il fuoco amico.

 

6)

Feedback del cliente sulle proposte

“Sono un po’ complessi”

“Non ce n’è nessuno che mi faccia prorio impazzire”

“Noi avevamo pensato qualcosa tipo (e ti cita un nome talmente banale che è già occupato persino nel dominio .casamia)

 

 

 

7)

Eventuale studio di nuove proposte in base al feedback della prima presentazione

Torni dalla riunione con uno stato d’animo che in confronto Leopardi e Schopenhauer erano una coppia di cabarettisti, ma di quelli bravi.

Adesso è il momento di tirare fuori il mestiere. Lasci da parte l’entusiasmo e la passione con cui hai lavorato fino a quel momento. Il tuo stimolo non è fare un lavoro immortale, prendere le pacche sulle spalle dal cliente, o dire ai tuoi nipoti che hai creato un nome bellissimo. No, in questi momenti la tua vera motivazione professionale si chiama rata del mutuo, bollette, F24.

E il bello è che funziona. Vengono fuori altri nomi, su cui tu come creativo non scommetteresti un centesimo (che comunque tieni da parte per il prossimo F24 di cui parlavamo poco fa) ma che incredibilmente supera tutte le verifiche e che piace al cliente. Non è fiction, è vita vissuta.

 

8)

Studio del brand claim da abbinare al nome scelto

A questo punto la strada è in discesa. Ti sembra di essere in un film hollywoodiano in bianco e neo con Cary Grant che torna a casa dalla mogliettina con gonna vaporosa e capello vaporosissimo.

 

E il miracolo si è compiuto un’altra volta.