Copy del Gusto

Posted by on Set 26, 2016 in Inspiration

Degustazione di delizie comunicative al Salone del Gusto

Al Salone del Gusto c’è chi ci va con lo zaino da riempire di prodotti, chi con la pancia vuota da riempire di assaggini, chi col bicchiere al collo da riempire (poco) a suon di costosissimi ticket.

Io ci sono andato con la voglia di scoprire cose comunicativamente interessanti.

Ecco il mio menù di idee, prodotti e persone che mi hanno colpito.

 

Il primo stand che attira è quello di Viva, una nuova farina con un nome naif e un pack altrettanto naif. Tutto fatto in casa, ma con gusto.

Marco mi racconta lo spirito alla base di questa impresa: “tutti devono essere felici: chi coltiva, chi trasforma, chi vende e chi mangia. E per chi coltiva, felicità è guadagnare il gisuto. Pensare che il concetto di “equo e solidale” non vada applicato alle foreste tropicali o al caffè equatoriale, ma a cereali che si coltivano in Piemonte.

Così hanno concordato con i coltivatori un prezzo medio di 4 euro superiore al prezzo di borsa, in cambio di un capitolato di qualità concordato con la facoltà di agraria dell’università di Torino.

Un altro esempio dell’eticità di Viva? La farina integrale non deve costare più di quella raffinata, anzi deve costare di meno, perchè ha una resa maggiore e una lavorazione minore.

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Già solo il nome Agricola Guareschi ti mette il gusto dell’Emilia, sa di Peppone e don Camillo.

Mario Guareschi mi guida in una degustazione delle 3 stagionature di Parmigiano Reggiano, raccontando come il gusto originario del latte si trasforma, si affina maturando.

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Gli imprenditori sono bravi da sempre a fare content marketing. A parole.

Me lo dimostra Dario Loison, che mi racconta degli ingredienti da presìdi Slow Food utilizzati nel suo panettone alle rose. Il suo discorso mi incuriosisce, prendo in mano l’elegantissima confezione disegnata da sua moglie Sonia, e gli faccio notare che non c’è menzione di questa preziosa caratteristica sul packaging.

Così Loison chiama subito il suo assistente grafico in sede, dicendogli di inserire questa importante menzione sull’etichetta.

Missione compiuta. Tirare fuori il buono che c’è dentro.

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Il payoff più bello del salone se lo guadagna l’Osteria Plip che in collaborazione con le farine Agugiaro & Figna ha creato la definizione “Cucina Italiana su Pane” per i suoi burger d’autore.

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Incontro il torronaio Gianni Festa, erede di una famiglia che fa cose buone dal 1750. Lo fotografo accanto ai testi che gli ho scritto per il sito, e che gli sono piaciuti così tanto da farseli stampare anche sui pannelli dello stand. E con la proverbiale generosità campana mi riempie lo zaino di torroni d’autore.

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Subito a fianco, vedo un packaging che mi fa dire “che bello”. Mi avvicino, leggo il testo e mi suona familiare. Bravi Selezione Casillo e i Racconti del Campo.

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Una pausa fra questi sapori è una bella citazione di un calciatore, nello stand Elpe, fornitore della logistica per il Salone.

Bravi anche loro.

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Il mio personale Naming Award va a Genova, alla fabbrica di cioccolato Buffa, che ha chiamato Primigenio il suo cioccolato amaro grezzo: un nome semplice, genuino, nativo. Perfetto per la “crudità” del prodotto.

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Sempre in tema di cioccolato, il mio personale premio per lo stampato più affascinante va a Guido Castagna.

Per raccontate il suo processo che porta dalle fave di cacao al cioccolato d’autore, ha creato un pieghevole nel vero senso della parola: che si piega, si ripiega, e alla fine si spiega. Complicatissimo da aprire, da capire, ma è qui il suo senso e il suo bello: una metafora di come le cose veramente importanti richiedano pazienza, cura, e non si fanno con la fretta, sbrigativamente. Anche leggere il suo folder richiede la stessa cura che Guido mette nel suo Metodo Naturale.

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Il celebrato Mulino Marino tiene fede al suo prestigio organizzando una serie di eventi: fornai a rotazione nel suo stand.

Non chef stellati, ma fornai di tutti i giorni, bravi a maneggiare lievito e farina, per creare street food di qualità.

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Camminare in questo viale del Valentino è come percorrere il Piemonte più buono.

E così è un piacere ritrovare Peyrano, che dopo le vicissitudini societarie e finanziarie, è tornato a proporre le sue preziosissime creazioni di cioccolato. La crema di cioccolato con latte d’asina è una delizia da portare nei ricordi più buoni.

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Da Giovanni Rana in poi, l’uso di “metterci la faccia” è diventato una moda per i produttori nel settore food.

C’è ancora qualcuno che non si osa, non ha voglia, non si piace, e vabbè, anche perchè non tutti si trovano a loro agio o rendono bene davanti all’obiettivo.

Gli inglesi di White Lake fanno così: quando compri il formaggio di capra ti danno la foto di una delle loro caprette.

Questa è un’idea di comunicazione che mi piace.

E anche il formaggio non è niente male.

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In un Salone dove tutti pontificano di bouquet e retrogusto, avere uno stand di aceto non è facile. E la famiglia Varvello supera brillantemente il problema allestendo una piccola e semplice degustazione olfattiva dei suoi aceti.

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Arrivo alla distilleria Gualco, e Giorgio mi racconta di come si sia ispirato al Vinum Ellenicum Absinthiatum che Cicerone offriva ai suoi commensali. Così ha voluto chiamare Vinum Absinthiatum il suo Vermouth. Buonissimo.

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E per chiudere, i tipi da Salone

 

Quelli che sono stati in vacanza 5 minuti in Salento e agli stand dei prodotti tipici pugliesi pontificano come se fossero gli inventori dei taralli o dell’olio d’oliva. Sbruffoni.

 

Quelli con le barbe da hipster che si guardano intorno spaesati perché di barbe da hipster ce ne sono più poche, e si trovano a disagio a essere finalmente originali e non una massa uniforme di tipi tutti uguali. Intimiditi.

 

Quegli espositori che scrutano con ansia l’arrivo delle scolaresche, affrettandosi a togliere dal banchetto gadget, brochure e soprattutto assaggini. Pavidi.

 

Quelli che arrivano allo stand dell’aceto dicendo “mio nonno faceva l’aceto, vediamo se lo fate buono come lui” e l’espositore ha quel garbo sabaudo che gli impedisce di tirar loro addosso una botte di vino brusco. Acidi.