La fiera del libro

Per uno che fa il copy, e che vive a Torino, visitare la fiera del libro è un piacere come spacchettare i regali a Natale.
Vedi dei ragazzi che aprono un libro e ti si apre il cuore;
ne vedi altri che leggono Oscar Wilde invece di riprendere con il cellulare uno stupro di gruppo e mettere il video su youtube, e pensi che questo mondo non è poi così brutto.
Vedi casalinghe tutt’altro che disperate che guardano con curiosità Harry Potter, magari per avere qualcosa in più di cui parlare con i figli.

Vedi semi-manager che sfogliano rapiti libri che hanno in copertina crociati, vescovi e templari, per mettere un po’ di emozione nelle loro vite fatte di budget, meeting e di target. Ma per chi lavora in comunicazione, il vero thriller è scoprire che segreti ci sono sotto una gara; il romanzo psicologico è capire perché i cienti scelgono sempre la proposta peggiore, quella messa lì per far numero;

il romanzo d’avventura è capire cosa vuole il nuovo product manager;
il mistery teologico è non sapere più a quale santo votarsi per far capire al cliente che le parole Mission e Vision sono un pochino usurate;
la fantascienza è pensare che un giorno esisterà una campagna bella, che fa vendere, e che rende felici creativi e amministratori delegati. Ma a tutto questo siamo abituati.

Sappiamo che Tenera è La Notte passata a preparare l’ultimo layout, Alla Ricerca Del Tempo Perduto in riunioni e discorsi; abbiamo passato Cent’Anni Di Solitudine inseguendo l’idea giusta, per uscire dalle Cime Tempestose della banalità e del già detto; abbiamo detto Addio Alle Armi ogni volta che abbiam perso una gara, salvo poi ricascarci una settimana dopo; ogni volta sogniamo Affinità Elettive con un nuovo cliente, che poi si rivela l’Avaro o l’Idiota e dobbiamo rabbonirlo dicendogli Così è Se Vi Pare; ogni nuovo brief ci suscita Grandi Speranze, che a volte si rivelano Illusioni Perdute, facendoci sentire Umiliati E Offesi.
Coraggio: Tutto È Bene Quel Che Finisce Bene. È un classico.